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Museo Diocesano: avori medievali ed Exultet

Museo Diocesano: Avori medievali e Exultet

Attiguo alla Cattedrale, il Museo diocesano, ospitato all’interno dell’ex seminario insieme all’archivio e alla biblioteca diocesana, presenta una collezione di opere di fondamentale importanza per la storia dell’arte locale e internazionale, databili tra il XII e il XVIII secolo.

Dal punto di vista architettonico, la costruzione si deve all’arcivescovo Cervantes ma nel 1570 l’arcivescovo Marsilio Colonna fu l’artefice di un progetto di ampliamento e ristrutturazione. Ulteriori interventi ne modificarono la struttura, fino al 1832 quando fu rifatta anche la facciata per volere dell’arcivescovo Lupoli, con uno stile neoclassico.

Riaperto nel 2011 dopo un lungo periodo di chiusura, il museo si caratterizzata con un percorso che si snoda, in ordine cronologico, nelle sale del primo piano, affacciato sul loggiato con ampie vetrate ottocentesche. Ogni sala appare austera nella sua forma, dal chiaro ricordo neoclassico, ma in perfetta armonia con l’allestimento museologico che, sin dalla prima sala, unisce il gusto scenografico con sapienti accorgimenti illuminotecnici. Dal medioevo al barocco, si mettono in mostra i vari manufatti artistici, accompagnandoli ai vari materiali di supporto, come il legno e il ferro o ai colori tenui delle pareti, per esaltarne i colori e le fattezze.

Il nucleo iniziale della raccolta di opere, voluta da Arturo Capone negli anni 30 del 900, era costituito dalle opere d’arte donate dal marchese Ruggi D’Aragona e dall’arcivescovo Isidoro Sanchez De Luna e si arricchì nel tempo, a seguito di lasciti testamentari o acquisti mirati, fino a divenire testimonianza efficace dello sviluppo della cultura figurativa meridionale.

Fondamentale è il ciclo di avori medievali, che costituisce, insieme all’Exultet, la più completa raccolta di opere del Medioevo cristiano. Il Cinquecento è ricco delle opere di Andrea Sabatini, discepolo di Raffaello, mentre la raccolta del Seicento e Settecento presenta un’ampia rappresentanza della pittura naturalistica e barocca napoletana, con nomi quali Jusepe de Ribera, Francesco Guarino con la sua splendida Giuditta, Andrea e Nicola Vaccaro, Angelo Solimena e Luca Giordano. Completano il patrimonio crocifissi lignei e di bronzo dorato, come la cosiddetta Croce di Roberto il Giuscardo della metà dell’XI secolo, sigilli e monete, sculture e frammenti di affreschi o mosaici.


 

Gli avori medievali e l’Exultet

Al visitatore che entra nella prima e seconda sala del museo diocesano, si apre agli occhi lo spettacolo dell’immenso ciclo di tavolette eburnee del XII secolo, la più ricca collezione esistente al mondo, seguita dai fogli di pergamena che componevano il rotolo dell’Exultet.

Il corpus degli avori è costituito da 67 tavolette, datate fra l’XI e il XII secolo, che raffigurano scene del Vecchio e Nuovo Testamento. A queste se ne aggiungono altre 7 conservate attualmente in diversi musei esteri e riunite insieme per la prima volta in occasione di una mostra svoltasi nel 2007 e intitolata L’enigma degli avori medievali da Amalfi a Salerno.

Viene considerato alla stregua di una Bibbia pauperum, ossia una Bibbia destinata a essere compresa dal popolo, perché grazie all’arte si poteva trasmettere il messaggio divino e il concetto della salvezza dei popoli per opera della Chiesa.

Il ciclo inizia con le scene del Vecchio Testamento, iniziando dalla Creazione, con la prima tavoletta che raffigura la separazione della Luce dalle Tenebre (LUX e NOX) , descritta dal Libro della Genesi, e la Creazione degli Angeli, esseri di luce, per proseguire con le scene dei progenitori Adamo ed Eva, la Creazione nel Paradiso terrestre, con i 4 fiumi e il Peccato originale. Le scene proseguono con la rappresentazione di tutti i padri della Chiesa, iniziando da Noè e la costruzione dell’Arca, il sacrificio di Isacco e il patto di Alleanza dei Padri della Chiesa.

La seconda parte del Ciclo si apre con le scene del Nuovo Testamento e anche lo stile figurativo cambia, con le narrazioni, svolte in verticale, della vita di Cristo, dall’infanzia all’Ascensione, avendo il suo apice nella Crocifissione e nella Pentecoste, dove lo Spirito Santo scende sugli Apostoli sotto forma di fiammelle.

Completano il ciclo dei medaglioni con gli Apostoli, i donatori e delle cornici che probabilmente inquadravano le tavolette nel paliotto d’altare o nell’Icona che le univa tutte, prima di essere smembrate.

Non esiste una documentazione certa riguardo alle attribuzioni, ma molto probabilmente questo ciclo eburneo è un esempio delle influenze bizantine e islamiche dell’XI secolo con una produzione in botteghe locali, vista l’importanza di Salerno in quel periodo, la presenza di papa Gregorio VII e il probabile collegamento con la Cassetta di Farfa.

L’Exultet

Nella seconda sala del Museo, è conservato il rotolo pergamenaceo dell’Exultet.

Riguardo a quest’ultimo, intorno al X secolo, si diffonde, in Italia Meridionale, un tipo particolare di libro liturgico, detto appunto Exultet, la cui origine è nella liturgia bizantina, legata cioè alla rappresentazione esteriore della spiritualità. A questa esigenza risponde il rotolo liturgico, cioè un testo scritto e riccamente miniato, arrotolato su sé stesso, che nella cerimonia di accensione del cero pasquale del sabato Santo veniva fatto scorrere dall’alto dell’ambone verso i fedeli. La particolarità dell’Exultet consisteva nell’avere le miniature disposte in senso contrario rispetto alla scrittura, così i fedeli potevano meglio seguire la complessità della liturgia. Oggi si conoscono circa 31 rotoli liturgici, quasi tutti vergati in scrittura beneventana, dei quali 28 sono Exultet, mentre il Benedictio Fontis contiene la preghiera per la Benedizione dell’acqua durante il Battesimo, e il Pontificale, invece, contiene il formulario per l’ordinazione sacerdotale.

Il pregevole manufatto sembra essere stato realizzato in uno scriptorium locale e si presenta smembrato, esposto in 18 fogli, all’interno di teche climatizzate e con illuminazione a tempo, di cui 10 figurate e una contenente l’inizio della liturgia, con due grandi capilettera scritti con inchiostro bruno e oro: una E (da Exultet) e il monogramma VD (Vere Dignum) nel quale è inserita una Maiesta Domini.

Per visite e informazioni

Museo Diocesano San Matteo

Indirizzo: Largo Plebiscito, 12, Salerno SA

089 239126

Chiuso il mercoledì.