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Castel Terracena

Il palazzo Terracena (o castel Terracena) era la “reggia” normanna a Salerno, diversa da quella longobarda. Fu costruito dal duca normanno Roberto il Guiscardo in un periodo che va dal 1076 al 1080. Si trovava a ridosso delle mura orientali di Salerno, sulla sommità di un’altura, ad est del duomo.

Dalla via san Benedetto, una gradinata al di là di un arco in pietra introduce agli occhi dei visitatori una piccola corte sulla quale affacciano diverse abitazioni che prospettano su largo S. Giovanniello. Si tratta davvero di una corte, quella del principe normanno Roberto il Guiscardo e della principessa Sichelgaita che nel 1076 aveva conquistato la città di Salerno e costruito la sua reggia, Castel Terracena (1076-1080 circa). Lo scopo della costruzione fu quello di rafforzare le difese della città e di fornire ai nuovi sovrani normanni un palazzo del potere diverso da quello longobardo. La sua esistenza fu breve, avendo avuto termine, in circostanze misteriose, fra il 1251 (data della sua ultima citazione) e il 1261, anno della morte di papa Alessandro IV che donò ai monaci benedettini il suolo sul quale era stato edificato.

Attualmente restano impresse sulle facciate dei palazzi solo pochi resti architettonici, per lo più caratterizzati dalla presenza di una decorazione policroma lapidea, che ricorda immediatamente quella caratteristica della dominazione normanna e presente anche nel quadriportico e nel campanile della cattedrale, nella chiesa di san Benedetto e a Palazzo Fruscione.

Si tratta, in particolare, di alcuni elementi ad intarsio con motivi geometrici che circondano i resti di monofore e di bifore, in un alternarsi di tufo giallo e tufo nero con i laterizi. Molto probabilmente, come risulta dai resti su una delle facciate, il cromatismo decorativo doveva essere completato dalla presenza di rosoni di ceramica colorata, per rendere luminoso e riconoscibile il palazzo.

È probabile che il palazzo sia andato in rovina nel 1275 in seguito ad un forte terremoto che distrusse gran parte della città.

La zona dove si può ancora oggi riconoscere il complesso di Castel Terracena, per quanto gravemente manomesso e deturpato dalle successive stratificazioni, è quella che, dall’attuale Museo archeologico, giunge alle absidi del duomo in via Genovesi per poi continuare su via dei Canapari e via Mario Iannelli. In questo complesso sono chiaramente riconoscibili alcune torri decorate in “tarsie” di tufo giallo e grigio.

« L’edificio viene fondato ai margini orientali della città, a ridosso delle mura, nel quartiere detto Ortomagno. Esso era costituito da grandi blocchi lapidei sovrastati da merli; lungo le facciate si alternavano archi ogivali ed archi a tutto sesto, mentre all’interno si susseguivano ampie sale caratterizzate da sontuosi pavimenti decorati a mosaico.A due soli secoli dalla sua edificazione, il palazzo subisce notevoli dissesti a seguito del terremoto del 1275, che rade al suolo diversi centri urbani nella zona di Avellino e Salerno. Poco più tardi, il Castel Terracena viene donato da Alessandro IV al Monastero di S. Benedetto 1301.Oggi si possono rinvenire alcune decorazioni originarie della Reggia in due dei prospetti interni della casa-torre che si raggiunge da via S. Michele.Qui, nella parte alta, si trovano ricchi motivi a tarsia policroma. In particolare, si noti il tema dell’arco maggiore a tutto sesto, all’interno del quale si sviluppa una bifora. I materiali utilizzati per ottenere l’effetto policromo sono il tufo giallo, il tufo grigio e il cotto. L’area tra l’arco maggiore e gli archetti minori è occupata da una decorazione raffigurante una stella a sei punte incorniciata nel tufo grigio. Sono presenti, inoltre, larghe fasce decorate a losanghe gialle e grigie. Le mezze losanghe tagliate lungo i bordi delle fasce, poi, recano al centro un disco giallo.Le tarsie variopinte accomunano questo episodio ad altre decorazioni di architetture salernitane risalenti ai secoli XI e XII; tra di esse: l’atrio del Duomo, il portale di palazzo Fruscione e la Curia Arcivescovile. Il prospetto orientale del castello conserva, inoltre, un raro esemplare decorativo che testimonia dell’uso di ceramica colorata in età bizantina per creare luminosità nei prospetti. Il rosone al di sopra di una delle bifore, infatti, ha al centro un catino di ceramica, ultimo esemplare a Salerno. L’unico elemento simile è rimasto sulla facciata di palazzo Verniero a Sorrento. » Mibac

La fascia verticale è formata da un motivo che potrebbe essere stato suggerito dal profilo di una alabarda ripetuto specularmente o, forse, da un elemento decorativo di origine moresca salvo che non si debba vedere in esso una interpretazione stilizzata del loto lanceolato di tradizione islamica.

Castel Terracena (1)

È ancora visibile la decorazione su una terza facciata appartenente evidentemente ad un’altra torre del complesso, oggi collegata alla prima da due cavalcavia. Il festoso effetto cromatico è accentuato dall’uso, tipico nel XI-XII secolo in Campania di elementi ceramici a scopo ornamentale come i fondi di catini ceramici al centro dei rosoni.

Castel Terracena (2)

Castel Terracena (3)

Foto Corinna Fumo