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La chiesa di Sant’Andrea de Lavinia

Legata alla chiesa di Santa Maria de Lama, la Chiesa di Sant’Andrea de Lavinia è ubicata sopra la porta Rateprando, in Plaio Montis. Riaperta al pubblico, in occasione della manifestazione culturale “Salerno Porte Aperte 2005”, mostra ancora i segni del lungo restauro, iniziato nel 1997.

La chiesa, citata per la prima volta in un atto notarile del 1084 come Sant’Andrea de Lama, ma probabilmente più antica di circa un secolo, si apre in facciata, in un gioco di linee curve, con un portale sormontato a sua volta da un timpano semicircolare. Su due livelli, all’interno in realtà sono stati individuati, nel corso dello scavo, quattro stratificazioni. Nell’ambiente ipogeo sono venuti alla luce i resti di una massicciata stradale di epoca tardoantica, risalente al V-VI secolo d.C. Al VII- VIII secolo risale un cambiamento della destinazione d’uso dell’area: da area insediativa a cimiteriale. All’epoca longobarda (IX secolo) si attribuisce l’aula di culto con abside centrale a ferro di cavallo tra nicchie laterali; infine, alla fase normanna risale la riedificazione di una nuova aula di culto per il Santo Apostolo. Attualmente la chiesa superiore si presenta ad aula unica con abside centrale, coperta con volte a botte e affiancata da due vani laterali di diverse dimensioni. Nell’ambiente di destra, relativo alla sacrestia, sono state portati alla luce un palinsesto architettonico, costituito da tre murature sovrapposte, un palinsesto pittorico e una sorta di statua di stucco, un Santo vescovo, molto simile alle statue di Cividale del Friuli. Il palinsesto pittorico è costituito da una figura di un Santo vescovo, difficilmente identificabile, che reca nella mano destra una sfera dorata e nella sinistra un libro ed il pastorale. Al suo fianco sinistro si intravede un’altra figura vestita di verde con il mantello rosso, difficilmente identificabile, che sembra reggere in mano una penna. Difficile è la datazione, anche se l’ipotesi è che questa parte sia contemporanea alla chiesa dell’XI secolo, della quale fanno parte anche i resti delle arcate e la bifora scoperta nella muratura interna del campanile. Al di sopra di questo affresco è stato messo in evidenza un tratto di muratura su cui sono affrescate due scene di dubbia identificazione: in alto a destra si nota una figura seduta su un letto, inquadrata da un’architettura. Numerose sono state le ipotesi, ma quella più probabile è che si tratti del risanamento dello storpio. Al di sotto, invece, un personaggio è intento a raccogliere una sorta di rete, quindi è probabile che si tratti di una scena di pesca. La parete è infine completata da una decorazione raffigurante un timpano spezzato con uno stemma al centro di chiara intonazione barocca. La parte sinistra della chiesa, ora ancora ostruita, era più piccola della sacrestia ed era in collegamento con la navata principale.

Al livello inferiore, a circa 5.85 metri di profondità, i lavori di scavo, iniziati al di sotto della sacrestia, hanno messo in luce un ambiente interamente voltato con volte a botte su pilastri e absidiola terminale, affiancata in precedenza da due nicchie semicircolari, orientato verso est, secondo lo schema architettonico altomedievale e in posizione contraria rispetto alla chiesa superiore. Precede questo ambiente una sorta di anticamera, dalla quale si accede appunto alla navata maggiore grazie ad un’apertura preesistente. In questa anticamera sono stati trovati alcuni lacerti di affresco difficilmente identificabili: i resti di una sorta di ciotola con al di sopra una epigrafe scritta in greco e latino che ha fatto supporre un collegamento con la comunità di amalfitani/atranesi stanziati nel vicino quartiere delle Fornelle, i quali erano a stretto contatto commerciale con Bisanzio.

La parte più interessante dell’ambiente ipogeo è rappresentata però dai lacerti di affresco presenti nell’absidiola. Sono raffigurati 4 angeli, non interamente leggibili, disposti simmetricamente a coppie ai lati di un’altra figura ora scomparsa, della quale resta solo il suppedaneo del trono. La posizione di quest’ultimi è uguale, simmetrica ai lati del presunto trono, con le gambe divaricate ed i piedi, lunghi e affusolati, disposti quasi orizzontalmente. Al di sotto delle figure, sono raffigurate una specie di onde rosse, mentre accanto al primo angelo sulla destra sono raffigurati una serie di fiori, tra i quali papaveri. Tutto ciò ha fatto ipotizzare che si tratti di una scena del paradiso, in quanto secondo l’iconografia medievale le ondine rappresenterebbero il prato e i papaveri che si trovano nell’eden.

s.andrea de lama

La datazione della Chiesa di Sant’Andrea de Lavinia potrebbe risultare proprio dalla datazione degli affreschi dell’abside intorno al IX- inizi X secolo: in primo luogo perché la scelta di dedicare la chiesa a Sant’Andrea si lega quasi sicuramente alla presenza degli Amalfitani nel IX secolo, stanziati nei pressi della chiesa, il cui culto era appunto legato a questo Santo. In secondo luogo, poiché la chiesa viene considerata già esistente alla data 866, questa datazione può essere assunta anche per gli affreschi perché gli affreschi di un edificio vanno riferiti generalmente alla stessa epoca in cui l’edificio fu costruito.