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Villa comunale

Capiterà l’errante col suo forte / spessore di capelli, il viso stretto / per gli occhi vuoti, le due mani attorte. / le scotole veementi del colore / gli frusteranno l’albero del petto, / pugno di scaglie al prendere del fuoco che lo divampa. / l’allegria del gioco / irrompe ad accerchiarlo perché sale /  tutto il dolore al vertice del male, / ai grandi spazi della mente, al sole / delle prime parole. / Ora ascolta ammansito dal fragore, / albero e vento: come una foresta, / la sua fatica, e questa calma nuova / che lo sorprende a metter la testa / sul braccio, sul profilo dell’amore. / così dipingerà prova su prova / la sua ragione d’essere nel fiore, / nel seme, nella terra, nella morte.

La panchina, Alfonso Gatto

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Nei pressi del Palazzo di Città, la Villa comunale rappresenta il polmone verde della città, sulla strada di collegamento con Vietri e Cava, da sempre un luogo di piacere e ritrovo dei cittadini nel quale ci si può abbandonare alla lettura sulle panchine disseminate nel verde o godere della frescura nelle calde giornate d’estate.

La storia della villa inizia già a seguito della costruzione del porto, nel 1754, quando la zona divenne centro di svincolo e di movimentazione delle merci, pertanto nel 1790 venne costruita ad opera del maestro piperniere Giuseppe Grimaldi la celebre fontana di Don Tullio ovvero di Esculapio per dare frescura e riparo ai viandanti provenienti dal mare. Nel periodo napoleonico, la fontana, che si affacciava verso il mare, fu rivolta verso la città e davanti fu realizzato un viale alberato, il primo nucleo di quello che diventerà la villa. Il progetto concreto di recupero urbanistico e di progettazione dello spazio verde della città si deve, però, all’architetto Casalbore che solo nel 1874 progettò una configurazione del giardino come una serie di viali geometrici, il cui  fulcro centrale è sempre stato rappresentato dalla fontana. La presenza dell’imponente Teatro Verdi, realizzato due anni prima, e di questi giardini fecero della zona un luogo molto in voga nella Salerno ottocentesca.

Al suo interno, si trovano alcune statue che hanno arricchito i viali interni, come quella di Carlo Pisacane, Enrico De Marinis, Giovanni Cuomo e Giovanni Amendola realizzate nel 1949 da Guido Chiarononte, mentre quella di Giovanni Nicotera realizzata da Alfonso Balzico tra il 1895-1897 fu fusa durante la seconda guerra mondiale.

La particolarità della Villa, ancora oggi, è data dalla presenza di numerosissime specie botaniche, frutto di un lavoro di restauro architettonico-botanico con l’innesto di nuove piante mediterranee, pini, salici, palme esotiche e variopinte specie floreali di rara bellezza, che fanno di questo giardino un’elegante oasi verde, un parco botanico cittadino dal quale si possono godere particolari effetti prospettici e panoramici e in collegamento prospettico con il Giardino della Minerva e gli altri giardini a terrazze nel quartiere dell’Horto magnus.