Teatro dei Barbuti

La storia del Teatro dei Barbuti

Per tutto il mese di Agosto lo spettacolo diviene mezzo per scoprire la storia più antica della città, attraverso un suggestivo itinerario che si delinea sulle tracce del primitivo insediamento longobardo. Il quartiere, che va da via Botteghelle a via dei Canali prende forse la sua denominazione dai dipinti esistenti sulle pareti della chiesa di Santa Maria dei Barbuti raffiguranti i principi “dalle lunghe barbe” (i barbuti appunto) i cui nomi sono tutt’oggi ricordati nella toponomastica di questo rione, fatto di viuzze e vicoli angustissimi in cui anche lo spazio aereo è occupato a discapito della luce e dell’aria, da archi e archetti ai piani superiori delle case, aggrovigliate traloro e sviluppatesi come un umano alveare.

Vicolo Siconolfo, vico Gisolfo, vicolo Guaimaro IV, vicolo adelberga, largo S.Pietro a Corte, in questo intrico di tortuose strade fino a poco tempo fa degradate e malfamate si leggono i segni della capitale creata in pochissimo tempo da Arechi II che, nel 787 trasferì il centro politico del suo ducato, da Benevento a Salerno, attratto da vantaggi che questa offriva dal punto di vista urbanistico.

Secondo il racconto dell’anonimo autore del Chronicon Salernitanum, splendidi dovevano essere i palazzi dei cortigiani e degli altri dignitari, edificati nelle vicinanze della fastosa reggia del principe e della superba cappella palatina. Lì intesa doveva essere la vita culturale e sociale, come testimoniano i resti dell’ospizio dei pellegrini, una delle tante istituzioni umanitarie sorte sulla scia della Scuola Medica Salernitana.

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Barbuti

Un teatro sotto le stelle

Il 18 settembre 1979 fu utilizzato per la prima volta lo spazio di Largo S. Maria dei Barbuti, in occasione della rappresentazione teatrale “Festa, farina e forca”.

Era uno spettacolo nato più che dalla voglia di fare teatro, dal desiderio di dimostrare che in città esistevano degli sconosciuti e di richiamare i salernitani nel Centro Storico. Il 5 gennaio 1982 il gruppo della Bottega S. Lazzaro mise in scena “A notte ca nascette lu Messia” di Corrado Pellecchia, un presepe vivente che tendeva a valorizzare un quartiere perduto, ai margini dell’esistere, in cui la smobilitazione, susseguente all’evento sismico del novembre 1980, era stata pressoché totale. Questi due spettacoli hanno aperto la via al Teatro dei barbuti che nel 2015 ha festeggiato la sua 30ima edizione.

La prima edizione (luglio 1983) ha visto la partecipazione della Compagnia Jazz Quartet, dei Cimarosa, del Collettivo folk popolare di Vietri sul Mare, di Mario e Marialuisa Santella, delle compagnie teatrali del Teatrangolo e de “O triatro de meze cazette”, della Stanza di Musica Antica “Carlo Gesualdo” del trio Haydin e Peppe Barra. Negli anni si sono avvicendati, tra gli altri, sul magnifico palcoscenico naturale sotto le stelle, Concetta Barra, James Senese, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Roberto De Simone, Fausta Vetere, Fausto Cigliano, Mario Gangi, Lelio Luttazzi, Jango Edwards, Vittorio Marsiglia, Pippo Franco, Franca Valeri, Rosalia Maggio, Isa Danieli, Ileana Citaristi, Antonio Casagrande, Eugenio Bennato, Eduardo Vianello, Otello Prefazio, Angela Luce, Yves Le Breton, Lucia Poli, Nando Gazzolo, Renato De Carmine, Anna Mazzamauro, Nicola Arigliano, Mirna Doris, Nino Castelnuovo, Paolo Ferrari, M. Rosaria Omaggio, Sister Act, Lina Sastri, Michele Placido, Peppe Lanzetta, Benedetto Casillo, Gino Rivieccio, Nino Castelnuovo, Mariano Rigillo, La Premiata Ditta, Claudio Insegnio, Pino Insegnio, Lando Buzzanca, Valeria Valeri, Carlo Molfese, Ugo Pagliai, Paola Gasmann, Pino Quartullo, Mario Carotenuto, Gianfranco Iannuzzo.

In trent’anni il Teatro dei Barbuti si è inoltre distinto per la partecipazione di un pubblico scelto e qualificato e per i vasti consensi della critica artistica su tutta la stampa nazionale, diventando anche un richiamo per i turisti che hanno così avuto la possibilità di scoprire quanto di bello la città può offrire, al di là dei soliti itinerari turistici. Negli ultimi anni, con la direzione artistica di Mariano Rigillo e la partecipazione degli Enti cittadini, Il Teatro dei Barbuti ha saputo rinnovarsi, senza però perdere la sua originalità.

La formula, dall’alto contenuto artistico e culturale, ha decretato il successo di questa manifestazione entrata ormai nella tradizione dell’ Estate salernitana.

Dalla sua nascita la Rassegna d’ Estate del Teatro dei Barbuti si è prefissa la promozione della cultura e la riscoperta delle tradizioni con la valorizzazione delle bellezze artistiche e storiche del centro antico della città attraverso spettacoli teatrali, musicali e di folklore di elevata qualità costituendo utile trattativa per i forestieri e momento di svago per i salernitani, i quali per la verità nelle passate edizioni hanno sempre accordato consensi entusiastici, eleggendo il Teatro dei Barbuti a “ Teatro Estivo all’ aperto”. Le scelte dei programmi e la crescita culturale della manifestazione negli anni hanno ulteriormente acclarato il concetto e l’idea del Centro Storico come quartiere – spettacolo della città confermato sia dai dati di affluenza e dall’indice dei consumi dei locali pubblici della zona.

In cifre nel corso di 30 anni di programmazione il Teatro dei Barbuti ha prodotto:

  • 950 spettacoli teatrali, musicali, arte varia (si allegano i programmi degli anni precedenti).
  • 800.000 presenze di spettatori.
  • 10.000 attori – tecnici o addetti.

Il progetto “Barbuti Salerno Festival” non è quindi un’ occasione estemporanea di intervento, ma un momento stabile e continuativo di vita culturale legato e radicato non solo nel Centro Storico ma in tutta la città.

Bottega San Lazzaro

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